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Capri: Relazione del Presidente, Francesco D’Alema

 

Quest’anno ho l’onore di presiedere il Comitato Interregionale Mezzogiorno. Un gruppo di giovani imprenditori che per il 32esimo anno si riunisce nella splendida cornice di Capri per condividere, promuovere e raccontare al mondo chi sono e cosa sono capaci di fare gli imprenditori italiani.   


Autorità, Signore e Signori, Giovani imprenditori,

L’emozione è immensa, la responsabilità altrettanto.

Quest’anno ho l’onore di presiedere il Comitato Interregionale Mezzogiorno. Un gruppo di giovani imprenditori che per il 32esimo anno si riunisce nella splendida cornice di Capri per condividere, promuovere e raccontare al mondo chi sono e cosa sono capaci di fare gli imprenditori italiani.

Quei giovani oggi sono qui, siamo noi, e rappresentiamo le migliori energie di questa Italia.

Vogliamo portare avanti la bandiera di un Paese che si rialza e riprende piena consapevolezza di sé stesso e delle proprie capacità, delle eccellenze, del proprio patrimonio, della sua Bellezza.

<<L'Italia nel mondo>> ma prima di tutto <<l'Italia nell'Italia>>.

Oggi qui mi sento di rappresentare un Paese diverso, unito, giovane, intraprendente. Un Paese che guarda al suo passato glorioso non con rimpianto ma con fiducia. Perché sa che è da qui che è necessario ripartire per costruire il nostro futuro.

In questa sfida, oggi, l’Italia può contare su un alleato in più: sì, quell’alleato è il Mezzogiorno. Lo testimoniano i dati relativi al PIL del Sud: +1% nei primi 7 mesi, dato superiore anche alla media nazionale. L’occupazione, vero tallone d’Achille per il nostro Meridione, è ritornata a crescere con un +1,7%, facendo anche meglio del resto d’Italia. (Fonte Istat 2017).

 

La Macchina Italia è ripartita seppure a velocità ridotta. Così come Il Mezzogiorno. Certo, recuperare il terreno perduto in questi lunghi anni di profonda crisi non sarà cosa facile. Non illudiamoci, la crisi non è ancora definitivamente alle nostre spalle!

E’ necessario adesso pensare a costruire, ognuno per la propria parte, una nuova visione strategica di Paese, che sappia valorizzare le eccellenze produttive dei nostri territori, difendendole dalle logiche in molti casi perverse delle regole imposte da Bruxelles, e sostenere le misure a favore dell’internazionalizzazione e dell’innovazione.

Qualsiasi analisi che oggi voglia ritenersi lucida non può prescindere dalla valutazione della doppia valenza che il Sud, porta del Mediterraneo, ha per sé stesso e per l’Italia intera: non solo luogo di tragedie umane, ma anche e soprattutto corridoio privilegiato di sviluppo per mercati che guardano a EST, fra tutti Cina e India.

Guardiamo Oltre, e facciamolo con coraggio e convinzione, tutti insieme

L’istituzione di Zone economiche speciali, così come previsto dal Decreto Mezzogiorno, rappresenta sicuramente un ottimo strumento di programmazione nazionale per aumentare la capacità attrattiva e competitiva di aree geografiche “depresse” e per attribuire una volta per tutte un ruolo chiave di sviluppo ai nostri porti e retroporti. Ma dobbiamo investirci con maggiore determinazione.

Pensiamo a Gioia Tauro, a Taranto con la sua retroportualità, fino alla Basilicata, area che si candida naturalmente a diventare il nuovo HUB logistico d’Europa.

La competitività di un Paese si misura anche in termini di interconnessione con il resto del mondo. La “questione Infrastrutturale” rimane quindi il vero problema irrisolto dell’Italia e, ancor di più, del Mezzogiorno. Limite che rallenta, isola e discrimina il Sud dal resto del mondo! Il Piano delle infrastrutture strategiche approvato qualche anno fa, e più di recente, il programma d’investimenti ANAS per il periodo 2016-2020, destinano cospicue risorse agli investimenti infrastrutturali.

Tuttavia, il vero problema è il fattore TEMPO! Chiediamo ancora una volta di snellire i processi di assegnazione dei lavori e concentrare le risorse nella fase di attuazione e monitoraggio delle opere.

Non alimentiamo lo stile architettonico dell’Incompiuto!

Se ci candidiamo ad essere il 1° Paese in termini di presenze turistiche dobbiamo considerare che solo un territorio dotato di infrastrutture e servizi può trasmettere un’immagine positiva a chi viene a visitarlo.

I collegamenti infrastrutturali, insomma, sono vitali tanto per il settore secondario quanto per il terziario. Indispensabili per ogni comparto produttivo, per facilitare l’esportazione ma anche per sostenere con più determinazione settori come il Turismo, straordinario indicatore dell’attrattività del nostro Paese.

 

E ben venga, dunque, il recente Piano straordinario della Mobilità Turistica, a patto però che si riesca a tradurlo in concrete e spedite realizzazioni.

Lo abbiamo detto più volte e ne siamo fortemente convinti: la crescita del Paese passa anche da cultura e turismo.

 

Penso a quello che ha da raccontare l’esempio Matera: da vergogna nazionale a capitale europea della Cultura nel 2019. Lì dove, in controtendenza rispetto al resto del Paese, i giovani ritornano, scelgono di restare e investire, e il numero dei turisti cresce in percentuali rilevanti, come accade per Pompei ed Ercolano.

L’industria culturale ha numeri che non possono essere sottovalutati e che anzi devono richiamare nuovi investimenti del Governo.

Oggi abbiamo a disposizione nuovi strumenti: reti e connessioni digitali che ci consentono di arrivare prima e meglio, superando anche, almeno in parte, la mancanza di infrastrutture materiali adeguate.

Il lancio della nuova rete 5G per i servizi internet è un requisito irrinunciabile per vivere e competere nella società del futuro. E come è stato già detto apprezziamo lo sforzo fatto dal Governo con la riconferma delle misure previste dal Piano Nazionale Industria 4.0..

Un piano che per altro ha raccolto tutte le nostre proposte e che ci riconosce come attori principali nel supporto alla trasformazione digitale.

Sigliamo quindi un patto per un nuovo miracolo economico che rafforzi in un orizzonte temporale più ampio percorsi volti all’internazionalizzazione delle imprese allo sviluppo delle infrastrutture al rilancio del turismo e alla valorizzazione del capitale umano. Non possiamo più permettere che i nostri giovani vadano a cercare fortuna altrove, negando loro la possibilità di realizzare i propri sogni nei propri luoghi tra i propri affetti.

 

Un Paese che nega le legittime aspirazioni di realizzazione personale ai propri figli è un Paese senza futuro! Non possiamo più consentirlo. E per invertire la rotta dobbiamo spingere sui quei driver che rispecchiano le vocazioni più autentiche del nostro amato Paese, a partire dal rilancio dei piccoli territori.

Abbiamo gli strumenti per farlo? Io credo proprio di sì.

Abbiamo un capitale umano che si contraddistingue per elevatissime skills in tutto il mondo.

Abbiamo una cassetta degli attrezzi per spingere sull’acceleratore della trasformazione digitale e quindi sull’innovazione più profonda. Un’innovazione che sarà tanto più riuscita quanto più sarà capace di valorizzare la grande tradizione della nostra impresa.

Oggi ci sono le condizioni per realizzare fattori di contesto che consentano ai giovani di entrare nelle aziende, di investire sul proprio futuro, dando vita a nuove imprese, far decollare start up. E alle nostre aziende di avere la costante capacità di innovarsi, per mettersi nelle condizioni di reggere le sfide mondiali.

Ebbene, mi avvio alla conclusioni …….Voglio fare mie le parole di Robert Noyce, conosciuto come “il sindaco della Silicon Valley”: “L’innovazione è tutto. Quando si è in prima linea si riesce a vedere quale sarà la prossima innovazione necessaria. Quando si è dietro, si devono spendere le energie per recuperare terreno”.

Noi, Giovani Imprenditori, siamo e vogliamo rimanere in prima linea